“Mi siedo aspettando una nuova emozione, che mi faccia battere il cuore, ma ora non c’è ragione, mi tuffo nella mia quotidianità”: questa LA PAURA DI VIVERE degli OverFourteen.
Desiderare un qualcosa o un qualcuno che ecciti e dia una svolta alla propria vita, ma allo stesso tempo temere il cambiamento che questo “qualcosa” o “qualcuno” inevitabilmente porterebbe alla tranquillità, o al proprio stato in quei lunghi anni, cui si è ormai abituati.
Mi ricorda una nota poesia di Leopardi, “L’infinito”, il quale pensa, che a conti fatti, si preferisca sempre immaginare cosa nasconda la siepe in questione, piuttosto che raggiungerla e guardare al di là di essa. Perché con la fantasia si può arrivare ovunque, ma una volta che metti piede nella realtà, le illusioni si frantumano e non c’è più modo di rimettere insieme i pezzi. Può essere migliore oppure peggiore, ma di sicuro non è come avevamo fantasticato.
Si tratta della paura di rischiare. Della paura di lasciarsi andare di nuovo. La paura di affrontare i cambiamenti o le delusioni che questi potrebbero comportare. La paura di vivere fuori dal nostro immenso e intimo mondo, dove non esistono confini né scadenze temporali. La paura che accomuna tutti noi, ma che spesso neppure identifichiamo.
Gli OverFourteen utilizzano sei minuti, per raccontare la loro “Paura di Vivere”, accompagnando i versi del testo da un sound che ricorda i gruppi degli anni 70/80.
L’inizio è dolce e lento, a metà del pezzo si cambia totalmente ritmo, lasciando il posto ad motivetto scatenato e leggero, un po’ ballerino, per poi cambiare ancora in un libero sfogo di chitarra elettrica, eseguito da Mauro Coluzza. Sembrano dunque tre pezzi in uno, che però non si richiamano l’un l’altro. Così più che un unico singolo sembra un medley di tre.
La voce del cantante, Stefano Rinelli, non esce benissimo: è come soffocata dalla voglia degli strumenti di mettere in mostra la propria bravura.
In conclusione: il talento c’è e si percepisce chiaramente, ma è come obliato da qualcosa. Come se non si fosse ancora trovato il giusto accordo tra le singole e indubbie capacità dei componenti del gruppo trasferite nell’insieme.
Una situazione comune quando non si è più giovani, la paura di lasciarsi andare ad un nuovo stato, le regole di una nuova convivenza. Dopo le rottura del rapporto giungono alla mente i contrasti nel ripensare all’accaduto, in particolare ad un paio di occasioni che furono oggetto di discussione.
Stefano Rinelli
Rosy I problemi che nascono da una registrazione non proprio professionale, come scrivi tu, li avevo tenuti in considerazione e pertanto, se secondo me la voce del cantante è soffocata dagli strumenti, non dipende da questo.
Poi che la mia recensione ti sembra stonata, ci sta.
Ognuno ha il suo pensiero. Ognuno è libero di esprimerlo. Ma non esistono verità assolute. L'obiettività, per quanto ci si sforzi, passa sempre per il proprio personale giudizio... purtroppo anche per il mio.
Immagino quindi che tu, Cosimo Barberi, sarai fra quelli che compreranno l'album dov'è contenuto il singolo in questione. Buon per gli OverFourteen che si sono accpparati un altro fan fra quelli che già hanno!
A me comunque era stato chiesto di recensire questo pezzo ed io, non perché mi senti il Dio delle perfette opinioni, ho volentieri accettato di scriverne una. E invece te, mi chiedo, senza presunzione, hai commentato perché attirato dalla mia recensione o dal brano? Avresti comunque scritto i tuoi complimenti?
Se sono servita a spingerti a dire la tua sugli OverFourteen, allora sono riuscita a fare una buona "critica". Perché servono a questo le critiche di noi che recensiamo...
Non a fare complimenti a volte, ma non intendo in questo caso, gratuiti, ma a spingere i possibili fan all'ascolto...
Cosimo Barberi "La voce del cantante, Stefano Rinelli, non esce benissimo: è come soffocata dalla voglia degli strumenti di mettere in mostra la propria bravura."
Io credo che sia semplicemente un piccolo problema di registrazione e mixaggio non proprio professionale. Per me l'accordo tra i componenti c'è e come. Oltre questo apprezzo molto i cambiamenti di ritmica e le varie dinamiche della canzone. L'unica cosa che mi sembra stoni... è la recensione! Se uno non conosce il genere è veramente difficile formulare un giudizio.
Complimenti agli OverFortune.
OverFourteen Grazie Rosy ho letto solo adesso la tua recensione,per quanto riguarda i cambi di tempo questo è il progressive e una nostra caratteristica che trovi in quasi tutti i nostri brani,ci piace sorprendere i nostri ascoltatori con dei rif. inaspettati che stravolgono completamente i brani.Un salutone dal gruppo.