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Il Dr.Panico è un giovane cantautore lucano trapiantato a Roma. Dopo numerosi demo registra il suo album di esordio, "Il Piacersi", diffuso in cambio di una offerta libera in circa 400 copie. Testi introspettivi si nascondo dietro le quindici allegre e canticchiabili tracce dell’album, al punto che i brani, dalla struttura elettronica in chiave pop, regalano spunti e significati che potrebbero sfuggire ad un ascoltatore disattento. Dal vivo il Dr.Panico ha a disposizione 2 spettacoli diversi: uno da palco, con basi elettroniche, chitarra elettrica, un disegnatore dal vivo e una seconda voce femminile; ed uno da locale, cantautoriale, solo con chitarra acustica. (Oreste Marroccoli)
Il Dr. Panico, che ho avuto il piacere di conoscere qualche settimana fa, è una one man band che orbita tra Potenza e Roma. Forte di una buona cultura musicale e di un’età anagrafica relativamente esigua, il nostro autoproduce la sua musica curando personalmente ogni aspetto: testi, chitarre, loops, kazoo, batteria elettronica, bombe a mano e tric e trac. Sostanzialmente il Dr. Panico è un cantautore pop-wave di formazione punk che simpatizza per il digitale e che dispone di un suo elegante e specifico humour. Mi ricorda vagamente Humpty Dumpty, e in effetti in entrambi i casi è evidente l’influenza di Faust’O epoca “Poco zucchero”. "Il Piacersi", che si compone di 15 pezzi 15 e che guadagna in confezione con i begli artworks di Antonio Sileo del Collettivomensa, è in definitiva un disco ben ideato e ben realizzato – con un capo e una coda, insomma – e un incipit interessante per un musicista/performer che ha ampi margini di miglioramento e che potrebbe sorprenderci piacevolmente a breve giro di vite. Supportatelo e non perdetelo d’occhio. (Simone Lucciola - Lamette)
Dottor Panico. Dottor Panico è cresciuto con la musica, figlio d'arte nel senso inconsueto del termine. Dicono che al sud due sono le cose che ti mettono al mondo "ta mamma" e gli schiaffi. Per Filippo De Lisa gli schiaffi sono stati la musica, musica portatrice di codici, formule magiche di evasione, a volte rumorosa, dalla realtà quotidiana di quel paese (Potenza, nda) cresciuto sul nulla per il nulla. Il paese di provincia, in cui tutti bene o male nasciamo, traghettatore verso il niente, culla stupida di una sociale appartenenza che per alcuni diviene spesso insignificante. De Lisa e la sua necessità e desiderio di un linguaggio altrimenti indecifrabile, quello per cui non servono parole, servono, semmai, tantissime parole. Di indole insofferente, Panico percorre ogni giorno la stessa strada per tornare a casa.Scruta sornione i volti dei passanti. Non li odia, Panico non è mai un punk. I punk non hanno gli occhiali. Lui sì, ne ha un paio brutto, storto, anacronistico (nel senso più anti-vintage del termine anacronistico) e con quelli scruta il mondo. E' da qui che nasce la sua insofferenza, prurito sul naso, frenesia spasmodica alle mani (quella mani, badiamo bene, che userà per suonare). De Lisa e i passanti di via Pretoria. De Lisa e i giovani che litigano, discutoni di politica, parlano di soldi. De Lisa e un imperativo. De Lisa è un imperativo: "che palle!". Non è solo la svogliatezza nel decifrare il mondo. La semplicità del Panico, nasce dalla volontà di un ritorno alle origine, perchè l'origine, come dice stesso il nome, è qualcosa da cui nasce sempre quacos'altro. Non esistono aborti di origine - afferma Panico nei suoi testi. Ma esiste la fine, il the end agognato di ogni storia. L'eutanasia è un modo per sublimare l'origine, per far evaporare la narrazione - in questo modo, e solo in questo modo, rimane il midollo, lo scheletro di amianto, l'impalcatura portante, del senso/forma, insindibili come sempre, come sempre sono due accordi e cento parole. Perchè un accordo cos'è se non una costruzione armonica, una volontà di potenza di un underuomo sintetizzata in significato/suono. Tesi vita, antitesi mondo, sintesi Dottor Panico e un bel paio di stampelle. In deinitiva Panico ci racconta di questi cazzo di anni dieci, prendeno molto sul serio il non prendendersi sul serio. Scapigliando le corde di una chitarra-scotchcarta, anestetizzando il prestabilito con un caledoscopico esame linguistico di proverbri improbabili, trascinandoli organicamente nel futuro - futuro proverbiale. Ascoltate i suoi dischi e poi ditemi, cazzo, chi è che spacca in Italia (Sacha Biazzo - Collettivomensa) |
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